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Revenant – Redivivo è stato definito uno dei survival movie più impressionanti mai realizzati, un viaggio epico di sopravvivenza che porta lo spettatore a soffrire insieme a Hugh Glass, strisciando faticosamente, minuto per minuto, sulla via delle vendetta. I tre Oscar che hanno premiato la regia di Iñárritu, la fotografia di Lubezki e l’interpretazione di Leonardo sono la prova che c’è solo un modo per riuscire a sentire ancor più profondamente la storia di Hugh Glass, cioè avere il coraggio di tuffarsi veramente nella natura selvaggia e affrontare fame, freddo, sete, fatica, pericolo. 20th Century Fox Home Entertainment ci ha sfidati a farlo e noi, se pur – non lo nascondiamo – con qualche timore, abbiamo deciso di accettare.

A fare da sfondo alla nostra avventura non sono stati gli spazi sconfinati del Canada o dell’Argentina, ma uno scenario tutto Italiano che, vi assicuriamo, sa essere altrettanto ostile. Stiamo parlando dei boschi nel cuore dei Monti Lepini, a circa 50 km da Roma. Se pur si tenda spesso a sottovalutare la pericolosità degli ambienti Italiani, vi assicuriamo che la location scelta per l’operazione #RevenantDVD è piena di segreti inquietanti: oltre ai cambiamenti repentini delle condizioni climatiche, la natura è dimora di lupi, felini, cani selvatici, cinghiali, e soprattutto di alcuni uomini che hanno fatto dei loro giacigli nei boschi la loro casa e che sono disposti a tutto pur di difenderla.

Ignari di tutto ciò, ci siamo presentati presso il punto di ritrovo stabilito, da cui sarebbe iniziata la nostra avventura. T-Shirt, gadget, qualche intervista, foto di gruppo e poi è arrivato il momento di separarci dai nostri zaini. Nessun oggetto che non fosse naturalmente reperibile tra i boschi era permesso, eccezion fatta dei dispositivi digitali (che ci sarebbero serviti per documentare l’evento), un coltello e un sacchetto della spazzatura, tutto questo dentro un sacco di juta. Forse presi dall’entusiasmo iniziale, forse sereni per via delle condizioni climatiche apparentemente favorevoli, la giornata è cominciata per tutti con il sorriso ed è stata scandita da una serie di lezioni che intrecciavano la nostra avventura a quella di Hugh Glass.

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La premessa, che da un lato voleva rassicurare e dall’altro voleva creare una certa consapevolezza rispetto a ciò che avremmo dovuto aspettarci, ha riguardato la differenza tra Survival e Surviving: si parla di survival quando ci si trova in una situazione di pericolo reale e le nostre azioni determinano davvero la nostra vita o la nostra morte, mentre un’esperienza di surviving è una simulazione di una situazione di pericolo, in cui tutti gli ostacoli del survival sono presenti (fame, dolore, mancanza di riparo, ecc.) ma a prescindere dalle nostre azioni non ci si trova in pericolo di morte in quanto siamo seguiti da un team specializzato. La nostra esperienza sarebbe stata una di Surviving.

Le lezioni della mattina hanno toccato diversi argomenti, in particolare quelli relativi alle proprietà curative delle piante, all’utilizzo delle lame e alla realizzazione di alcuni nodi specifici. A guidare tutto però, ci è stato detto, è sempre la legge del 3: l’uomo può sopravvivere 3 settimane senza cibo, 3 giorni senza acqua, 3 ore senza riparo, 3 minuti senza respirare, 3 secondi senza pensare. Per questo non avevamo scuse: ad accezione di quello che avremmo potuto trovare naturalmente nel bosco, non avremmo mangiato per tutta la durata della missione. Trasformato il nostro sacco di juta in uno zaino improvvisato con del cordame e procurataci una buona quantità di foglie per evitare che il cordame ci lacerasse le spalle, ci siamo diretti verso l’entrata del bosco. Ed ecco i primi tuoni in lontananza.

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La minaccia sembrava ancora troppo distante per rappresentare un reale pericolo, abbiamo quindi approfittato per sederci alcuni minuti e proseguire le lezioni con la Scuola Nodi, per apprendere tutto ciò che ci sarebbe stato utile per costruire il nostro giaciglio per la notte. Ci siamo quindi divisi in gruppi e abbiamo iniziato a provvedere a tutto quello che serviva: qualcuno cercava e tagliava legna, qualcun altro era alla ricerca di foglie che, inserite all’interno del sacchetto della spazzatura, avrebbero formato un materasso rudimentale in grado di tenerci lontani dall’umidità del terreno. È proprio durante questa ricerca che ci siamo imbattuti in dei giacigli già perfettamente costruiti, casa di alcuni ominidi che vivono attualmente nel bosco, ma che per nostra fortuna si trovavano altrove in quel momento.

Proprio mentre eravamo in procinto di costruire il nostro giaciglio, pensato per essere collettivo e non individuale così da riuscire a scaldarci a vicenda con il calore corporeo, ecco che arriva la tempesta: pioggia e grandine si abbattono su di noi mettendo a repentaglio tutto ciò che avevamo costruito fino a quel momento e provocando un abbassamento repentino delle temperature. Mentre cercavamo di ripararci invano all’interno dei nostri giacigli, la condizioni climatiche continuavano a peggiorare. Ci siamo concessi alcuni minuti di stop mentre tentavamo di nasconderci dalla grandine incessante, ma non c’era più tempo: dovevamo raccogliere la legna per la notte. Il fuoco sarebbe stata la nostra unica opportunità di salvezza, contro il freddo e contro gli animali selvatici e dovevamo avere abbastanza legna da ardere per tutta la notte. Così a coppie – in quanto nel bosco non ci si allontana mai da soli e Hugh Glass ne sa qualcosa – siamo partiti alla ricerca di legna. Alcuni dei rami raccolti ci sono stati utili anche per creare una sorta di sentiero di entrata e uscita dal nostro giaciglio ed evitare che il fango rendesse ancora più complicati gli spostamenti.

Al termine della raccolta, la pioggia è finalmente cessata. Bagnati fradici, infreddoliti, stanchi, alcuni avevano già deciso di mollare: la notte non sarebbero rimasti e sarebbero tornati indietro prima del tramonto. Ma c’era poco tempo: avevamo la legna, ma non avevamo il fuoco. Abbiamo quindi dovuto provvedere alla ricerca di esca per accenderlo, impresa particolarmente ardua dopo un temporale. È stata dura, ma ci siamo riusciti e abbiamo organizzato un falò proprio davanti al nostro giaciglio. Nel frattempo era scesa la notte, ma ormai era fatta: avevamo un riparo, per quanto improvvisato, e un fuoco. Così, fino alle 22.00 circa gli istruttori ci hanno intrattenuti con storie, curiosità e informazioni sulla vita nella natura, senza dimenticare mai riferimenti al film.

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L’adattamento cinematografico della storia di Hugh Glass è stato definito da molti poco realistico, ma gli esperti smentiscono: l’unica nota meno credibile è stata quella della carcassa del cavallo. “Il cavallo è fatto per correre, è un animale agile e con poco grasso”, ha spiegato Daniele Manno, Istruttore di Sopravvivenza, “diciamo che a noi esperti sarebbe piaciuto di più vedere DiCaprio ripararsi all’interno di un bisonte e soprattutto, io non mi sarei tolto gli abiti, anzi, li avrei utilizzati per proteggermi dal sangue e dalle viscere dell’animale”.

Ci è stato spiegato inoltre che ciò che porta a morte certa è l’incapacità di compiere delle scelte in una situazione di Survival. È meglio compiere una scelta sbagliata, piuttosto che rimanere passivi. Per questo il comportamento di Hugh Glass alla presenza dell’orsa è scaltro, realistico e assolutamente non discutibile. “Innanzitutto Glass cerca subito di pararsi la giugulare con il braccio perchè sa benissimo che l’orso, come tanti altri animali, cerca lo strike letale, per minimizzare lo sforzo e massimizzare l’efficacia dell’attacco”, ha spiegato il nostro leader Leonida “la scelta di sparare non è una scelta discutibile. Quando ci si trova in una situazione di reale pericolo è l’istinto che comanda e non possiamo giudicare le sue azioni, possiamo solo apprezzare il fatto che abbia preso una decisione. Detto questo la scena dell’attacco nel suo complesso è veramente ben fatta”.

La nostra serata prevedeva inizialmente un’uscita in notturna, ma il fango dovuto al temporale non ci ha permesso di muoverci: al buio sarebbe stato troppo rischioso. Così gli istruttori ci hanno salutato lasciandoci un ultimo compito prima di coricarci, ovvero quello di costruire due lance, che sarebbero state le nostre armi contro eventuali attacchi da parte di animali selvatici, particolarmente frequenti in quelle zone. Infatti gli istruttori hanno raccontato di essersi trovati molte volte faccia a faccia con i lupi, che in un’occasione li hanno anche accerchiati. Così, affilate le lance e decisi i turni per tenere acceso il fuoco (due ore per ciascuna coppia) abbiamo ufficialmente iniziato quella che per molti di noi è stata, e non esageriamo, la notte più lunga della nostra vita.

In alto sembrava quasi di vedere uno scorcio di un’inquadratura di Lubezki, con le piante che si stagliavano verso il cielo e lasciavano intravedere una sola costellazione, quella dell’Orsa Maggiore. Intanto, le temperature percepite all’interno del giaciglio avevano raggiunto -5° e dormire era impossibile. La notte, scandita dall’inquietante ululare dei lupi e dal strepitio del fuoco, è andata avanti, minuto per minuto, secondo per secondo. Senza riposo, senza sonno, nell’infinita attesa delle prime luci di un mattino che sembrava non arrivare mai.

Ma lentamente, se pur nello sconforto più totale, l’alba è arrivata e alle 6.00 abbiamo ripreso le attività. Se da un lato la stanchezza, il freddo e il digiuno ci facevano sentire incapaci di fare ogni cosa, dall’altro una qualsiasi attività avrebbe finalmente messo fine all’agonia della notte.

Durante la mattina ci siamo trascinati fra Scuola Nodi, discesa da una parte rocciosa con soltanto una corda senza alcun tipo di imbracatura artificiale, e utilizzo di armi primitive per scoprire i metodi di caccia fondamentali in una situazione di Survival. Alle 12.00 circa è ricominciata la discesa verso valle. Stremati ma pieni di soddisfazione per essere riusciti a superare la sfida che ci ha permesso di guadagnare il diploma ufficiale della Scuola di Surviving, siamo ritornati al punto di partenza.

Sopravvissuti. Redivivi.

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