Intervista-esclusiva-di-Leonardo-DiCaprio-del-giornale-Wired-dicembre-2015

Vi proponiamo con molto piacere la nuova interessantissima intervista che Leonardo ha concesso al mensile statunitense Wired, che ha deciso di dedicare al nostro attore preferito anche la copertina, con cui abbiamo deciso di iniziare il nostro articolo. Vi consigliamo di non perdervi le bellissime fotografie presenti all’interno della rivista e che trovate tutte nella nostra gallery cliccando qui. Di seguito invece trovate la traduzione integrale della lunga intervista di Leonardo. Davvero da non perdere.

Buona lettura!

 

 

Leonardo DiCaprio non sempre riesce a sopravvivere. Titanic? Morto. Django Unchained? Non sopravvissuto. The Departed? Defunto. Romeo e Giulietta? Non vogliamo spoilerarvi anche questo, ma avete capito il punto. Il suo nuovo film, The Revenant, è tutto incentrato sulla sopravvivenza e tratta veramente di questo. Nel film DiCaprio interpreta Hugh Glass, un cacciatore di pelli realmente esistito nel 1820, che, dopo essere stato ridotto in fin di vita da un orso, viene derubato e abbandonato dai suoi compagni, per poi trascorrere mesi strisciando letteralmente verso la salvezza attraverso la natura selvaggia americana. Per interpretare Glass, beh, diciamo solo che c’è voluta un sacco di neve, pelli d’orso, e le dita intorpidite. La produzione del film, diretto da un fresco reduce di Birdman Alejandro Iñárritu, è stata così complicata e geograficamente impegnativa che a volte il regista stesso si è trovato nella condizione di fare tutto il possibile per “mantenere in vita” le riprese, che sono state ripetutamente fermate e poi fatte ricominciare. Ma tutti sono riusciti a farcela (Glass, DiCaprio, e The Revenant), e voi potrete godervi il risultato in modo sicuro, al caldo dentro ad un cinema, il giorno di Natale. Ci siamo seduti con DiCaprio per parlare di resistenza, delle sue esperienze a stretto contatto con la morte, e per discutere della, forse, più grande storia di sopravvivenza fra tutte le altre: come diavolo sopravvivere al cambiamento climatico. Spoiler alert: una di queste risposte ha a che fare con uno squalo.

Guardando l’inizio di The Revenant, tutto quello che riuscivo a pensare era: “Doveva fare davvero freddo.”

E ‘stato fisicamente estenuante per tutti. Dovevamo indossare un equipaggiamento notevole per andare in location davvero sperdute e muoverci in alta quota, da Calgary a Vancouver. Come in Birdman, Alejandro Iñárritu ha creato queste riprese molto intricate con [il direttore della fotografia Emmanuel] “Chivo” Lubezki, che ha creato poi un mix fra quelle dentro e fuori la foresta. Doveva essere pronto con la videocamera nella sequenza della battaglia violenta, poi subito dopo riprendere un momento intimista per il personaggio. Avevano coordinato tutto questo con molta precisione. Ma, naturalmente, quando siamo arrivati sul set, gli imprevisti hanno preso il sopravvento.

Che cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo di Hugh Glass?

Glass è una leggenda che si racconta quando si tutti è intorno a un fuoco. Ed è tutto vero. Sopravvisse all’ attacco di un orso selvaggio, è stato abbandonato perchè creduto morto, poi ha attraversato questo territorio inesplorato nell’ introterra dell’America, strisciando attraverso centinaia di miglia nella natura selvaggia, da solo. Quindi, per me la storia era una sceneggiatura semplice e lineare, ma nelle mani di Alejandro, naturalmente, è diventata una sorta di poesia visiva esistenziale. Un sacco di registi non hanno voluto girare il film per le difficoltà che avrebbero trovato sul set. La sceneggiatura è rimasta in sospeso per un paio d’anni.  Finchè  Alejandro non è rimasto colpito dalla lotta di quest’uomo disperso nella natura che decide però di non abbattersi. Ho riletto lo script e ho incontrato Alejandro nuovamente, e ho deciso di intraprendere quello che, più che un film, definirei un capitolo della mia vita, perché è stato epico in ogni senso.

Quando stavi girando all’aperto e faceva  freddo, ed era sporco e il tutto con un impatto molto violento, che cosa provavi? Erano quelli i momenti in cui ti sei chiesto: “Perché sto facendo questo?”

Momenti? Ogni singolo giorno di questo film è stato difficile. E ‘stato il film più difficile che abbia mai fatto. Capirai, quando vedrai il film, la resistenza che abbiamo avuto tutti per rendere così tanto sullo schermo.

Qual è stata la parte peggiore?

La cosa più difficile per me è stato entrare e uscire dai fiumi ghiacciati.[Ride.] Perché avevo addosso la pelle di alce e una pelliccia di orso che pesava circa 45 kg quando era bagnata. E ogni giorno è stata una sfida, per scongiurare l’ipotermia.

Come si è organizzata la troupe per questo? Hanno detto: “Beh, stiamo per gettare DiCaprio in un fiume ghiacciato, sarà meglio avere intorno alcuni paramedici “?

Oh, avevano dei paramedici sul posto. E avevano questo macchinario che hanno costruito, che assomigliava un pò ad un gigantesco asciugacapelli con i tentacoli di un polpo, così potevo scaldare i piedi e le dita dopo ogni ripresa, perché si immobilizzavano con il freddo. Così fondamentalmente mi hanno asciugato dopo ogni ripresa con un gigantesco asciugacapelli a forma di polpo per  per nove mesi.

E ci sono state un sacco di riprese.

Alejandro e Chivo avevano questa visione di girare con la luce naturale. Prima abbiamo fatto mesi di prove, ma ogni giorno era come fare un gioco. Ogni attore, ogni minima parte del set, doveva essere come gli ingranaggi in un orologio svizzero, perché la videocamera si muoveva e tu dovevi avere un tempismo perfetto. Così provavamo tutti i giorni, però poi avevamo solo due ore di luce naturale al giorno per girare effettivamente. Questo film è un po’ come una realtà virtuale, è la cosa più vicina all’ essere immersi nella natura. Durante l’attacco dell’orso, si può quasi sentire il respiro dell’orso. E ‘diverso da qualsiasi cosa tu abbia mai visto.

Ho sentito che hai avuto problemi con la neve.

Abbiamo avuto un sacco di complicazioni durante le riprese, perché è stato l’anno più caldo della storia. A Calgary c’erano tutti questi eventi meteorologici fuori controllo. Un giorno stavamo cercando di fare una scena, ma c’erano 40 gradi sotto zero, per cui gli ingranaggi della macchina da presa non funzionavano. Poi due volte durante le riprese abbiamo avuto 2 metri di neve fusa in un giorno, caduta tutta nel giro di cinque ore, ma siamo anche rimasti bloccati per due o tre settimane per assenza di neve in un film dove la neve è tutto. Così abbiamo dovuto fermare la produzione più volte. Questo è ciò che accade con i cambiamenti climatici; il clima è diventato più estremo su entrambi i fronti.

Avete anche dovuto sospendere in anticipo le riprese e riprenderle quando si poteva riavere la neve, giusto?

Siamo dovuti andare al Polo Sud!

Questo è pazzesco.

Siamo dovuti andare fino alla punta meridionale dell’Argentina, nella città più meridionale del pianeta, per trovare la neve.

Hai parecchia esperienza all’aperto? Sei una sorta di ragazzo da scuola di sopravvivenza?

Mi piace essere immerso nella natura e nei luoghi selvaggi. Io amo le immersioni e sono stato su e giù per il Rio delle Amazzoni. Ma per quanto mi riguarda sono state solo piccole esperienze. Prima di questo film non sapevo neanche le cose più elementari riguardo alla sopravvivenza .

Ho sentito però che hai avuto un paio di episodi faccia a faccia con la morte.

I miei amici mi hanno soprannominato la persona da non chiamare se vogliono fare avventure estreme, perché mi sembra sempre di essere ad un passo dal disastro. Se un gatto ha nove vite, penso di averne usate alcune. Voglio dire, c’è stato l’incidente con lo squalo …

Squalo?

Un grande squalo bianco è saltato nella mia gabbia quando stavo facendo delle immersioni in Sud Africa. Metà del suo corpo era nella gabbia, e mi voleva azzannare.

Come diavolo è entrato ​​nella gabbia?

Avevano lasciato la parte alta della gabbia aperta perchè tu hai a disposizione un erogatore controllato dalla superficie. Poi hanno usato il tonno come esca nell’acqua. Un’onda è arrivata all’improvviso e il tonno si è sollevato in aria. Uno squalo è saltato fuori e ha afferrato il tonno, ma la metà del suo corpo è atterrata dentro la gabbia dove ero io. Ho cercato di andare il più possibile sul fondo della gabbia e di appiattirmi. Il grande squalo bianco ha dato circa cinque o sei morsi ad un braccio di distanza dalla mia testa. I ragazzi ci hanno detto che non era mai accaduto prima in 30 anni di immersioni.

Lo squalo poi è uscito da solo e si è allontanato in mare?

E’ saltato fuori ancora una volta dalla gabbia da solo. Ce l’ho registrato in un video. E’ stato folle. Poi c’è stato quel volo Delta Airlines per la Russia. Ero in business class e un motore è saltato e in aria davanti ai miei occhi. E’ stato subito dopo che “Sully” Sullenberger era atterrato nell’ Hudson. Ero seduto lì a guardare l’ala, e l’intera ala è esplosa in una palla di fuoco. Io sono stato l’unico a osservare in diretta il momento in cui questa gigantesca turbina è esplosa come una cometa. E ‘stato pazzesco. Hanno spento tutti i motori per un paio di minuti, quindi mi sono ritrovato seduto senza nessuno accanto, a volare con assolutamente nessun suono, e nessuno nell’aereo diceva nulla. E ‘stata un’esperienza surreale. Hanno cominciato a fare i backup dei motori e abbiamo fatto un atterraggio di emergenza all’aeroporto JFK.

Accidenti.

L’altra esperienza è stata l’incidente di paracadutismo. Ci siamo lanciati in tandem. Abbiamo tirato il primo paracadute. Ma questo si è impigliato aprendosi. L’istruttore con cui mi ero lanciato l’ha tagliato liberandoci. Abbiamo continuato in caduta libera per altri 5, 10 secondi. Non ho nemmeno pensato che avevamo il paracadute d’emergenza, così ho pensato che stavamo solo precipitando verso la morte. Ha tirato anche il secondo, ma si è impigliato anche quello. Continuava a scuoterlo e a scuoterlo in volo, dove comunque erano tutti i miei amici, sai, c’era quello che stava mezzo miglio sopra di me, mentre io stavo precipitando al suolo. [Ride.] E finalmente il paracadute si è aperto a mezz’aria. La parte più divertente è stato quando l’istruttore ha detto: “Probabilmente ti romperai le gambe quando atterreremo, perché stiamo andando troppo veloce adesso.” Cioè, dopo aver visto l’intero flash di tutta una vita di fronte ai tuoi occhi, per ben due volte oltretutto, lui dice semplicemente: “Oh, ti stai per rompere le gambe.”

Questo non è accaduto?

No, abbiamo rotolato, come in un barile. Eravamo acciaccati, ma niente gambe rotte.

Fai ancora Skydive?

No. No, non lo faccio più.

Questa è una domanda tipica, ma hai ovviamente trascorso gran parte della tua vita sotto gli occhi del pubblico. Come sei sopravvissuto?

Come sono sopravvissuto?

Un sacco di gente non riesce a farlo.

Sai, la verità è che è molto surreale. Io non credo che nessuno in realtà si abitua ad essere riconosciuto in tutto il mondo. E’ come sentirsi parte di un videogioco a volte, soprattutto con i paparazzi e la gente che ti segue e cose di questo genere. Ma fa parte di ciò che sono ora. E’ parte della mia vita da quando ho scelto di fare quello che faccio come una professione e mi piace quello che faccio. Penso di riuscire a sopravvivere a questo perché non mi limito. Se c’è qualche esperienza che voglio fare o un luogo dove voglio andare, lo faccio. Penso che questo è portare un pò di parvenza di normalità alla mia vita.

Abbiamo parlato un po’ dei cambiamenti climatici folli che hanno interessato il tuo film. Naturalmente, qualsiasi discorso sulla sopravvivenza deve includere una riflessione sui cambiamenti climatici, e tu sei un ambientalista dichiarato. Come hai cominciato?

C’è stato un periodo della mia carriera, post-Titanic, dove ho preso una pausa e ho voluto rivalutare l’altra grande passione della mia vita. Mi sono interessato alla scienza e alla biodiversità fin da quando ero molto giovane, probabilmente guardando film sulla foresta pluviale al Museo di Storia Naturale.

Ti interessava questo da bambino?

Io non vengo dalla campagna. Ho vissuto a Los Angeles, nella zona di Silver Lake, che si trova vicino al Museo di Storia Naturale. Così mi sono esposto fin da subito alle meraviglie della natura attraverso i film, i documentari Imax e così via. E ‘stato qualcosa che ho sempre amato, e dopo Titanic ho deciso di esplorare questo interesse e di partecipare maggiormente alle questioni ambientali. Ho avuto la fortuna di avere un incontro con Al Gore alla Casa Bianca. Tirò fuori una lavagna e disegnò il pianeta Terra con la nostra atmosfera attorno ad esso. E aggiunse: “Se si vuole essere coinvolti nelle questioni ambientali, questo è qualcosa di cui non parlano in molti. Ricorda – questo è stato 17, 18 anni fa – il cambiamento climatico è la più grande minaccia che l’umanità abbia mai avuto.” Quell’ incontro mi ha messo su questa strada. Abbiamo organizzato la  Giornata della Terra nel 1999. Ho aperto una fondazione. Ho iniziato a parlare pubblicamente in merito alla questione. E poi, naturalmente, il film di Gore è uscito, e penso che ha colpito tutti in modo profondo.

Quali sono per te le sfide maggiori da affrontare?

Abbiamo visto una tremenda mancanza di leadership, e abbiamo permesso a queste industrie da trilioni di dollari di manipolare la discussione sulla scienza per troppo tempo. Quest’anno è un enorme punto di svolta nella lotta clima. Come ho già detto, è l’anno più caldo della storia. Luglio è stato il mese più caldo nella storia. Stiamo vedendo il metano che sgorga da sotto il fondale marino. Ci sono enormi ondate di calore, siccità, incendi in corso; l’ acidificazione degli oceani sta accadendo su una scala massiccia. È spaventoso. Sono andato in Groenlandia e ci sono fiumi che scorrono come se fossimo al centro del Grand Canyon. La domanda è: cosa facciamo per mitigare tutto questo? Ci stiamo impegnando tutti insieme come una comunità mondiale? Ci stiamo evolvendo come specie per combattere realmente questo problema? La razza umana non ha mai fatto una cosa del genere nella storia della civiltà.

Quindi è qualcosa di più  di un semplice “Compra una vettura ibrida”?

Una volta ho parlato con Naomi Klein, che per me è una delle più potenti voci fra gli attivisti che lottano per fermare il cambiamento climatico. Ha scritto un libro intitolato Questo cambia tutto, e tratta del capitalismo contro l’ambiente. E guarda, tutti amano i soldi, io amo il denaro, viviamo negli Stati Uniti che è un paese capitalista. Ma ultimamente ci siamo ritrovati, attraverso il capitalismo, in una dipendenza dal petrolio che è incredibilmente difficile da fermare. Sto facendo un documentario su questo tema e ho chiesto a Naomi di  suggerirmi qualcosa che potrei dire e che potrebbe aiutare le persone a capire che cosa devono fare. Lei mi ha detto che non c’è una singola cosa che un individuo può fare. Che tutto il movimento greenwashing, l’acquisto di un’ auto ibrido (che naturalmente male non fa), il riciclaggio, questo e quello, non riuscirà a fermarlo. Quello che serve è un intervento di massa su scala globale. E deve accadere ora. Quest’anno, il 2015, dovrà essere l’anno in cui le persone guardandosi dietro potranno dire di aver fatto le scelte giuste o meno.

Secondo te qual è il ruolo della tecnologia in questa crisi?

La Silicon Valley deve assolutamente focalizzarsi su questo tema. Certo, Elon Musk è là fuori è lo sta facendo, ma i vari Facebook, Google, tutte queste organizzazioni dovrebbero concentrarsi sul riscaldamento globale.

Le aziende, naturalmente, sono generalmente azionate da aspetti economici.

Tutti nella Silicon Valley stanno studiando questo: Look at Divest Invest. E ‘qualcosa in cui sono coinvolto, ed è un modo fantastico in cui tu, come singolo individuo, puoi dire: “Io non voglio avere investimenti in petrolio, carbone o gas.” La tecnologia ha raggiunto un punto in cui le energie rinnovabili non possono essere devastanti per l’economia. E davvero ci sono tonnellate di soldi da fare. Questo potrebbe essere il più grande boom economico della storia americana se lo facciamo bene.

Sei un fan della geoingegneria per trovare una soluzione scientifica per il cambiamento climatico?

Ci sono scienziati a Londra che parlano di far brillare le sostanze chimiche in atmosfera per renderla più riflettente. Ci sono anche persone che vogliono mettere una miscela di solfato di ferro nell’oceano per sequestrare il carbonio sufficiente per invertire questa tendenza. Questo è tutto fantastico, ma abbiamo bisogno di creare una polizza assicurativa per noi in questo momento. E questo significa che dobbiamo smettere di buttare fuori tanto carbonio. Se saremo in grado di capire un modo in futuro per invertire l’effetto dei gas serra con la geoingegneria, tanto meglio. Ma non possiamo dipendere esclusivamente da un miracolo tecnologico.

A chi dovremo dare ascolto?

Guarda, non voglio parlare di politica, ma ascoltare Bernie Sanders in quel primo dibattito presidenziale è stato piuttosto stimolante, sentendo quello che ha detto sull’ambiente. Chissà chi sarà il candidato che sta per diventare il nostro prossimo presidente, ma abbiamo bisogno di creare un dialogo su questi argomenti.Voglio dire, quando hanno chiesto a ciascuno dei candidati qual era secondo loro  la questione più importante per il nostro pianeta, Bernie Sanders ha detto semplicemente il cambiamento climatico. Per me questo è stimolante.

Hai qualche consiglio per sopravvivere ad un’ intervista con un giornalista?

[Ride.] Parlare solo di ciò che si vuole parlare, non importa quale sia la domanda.

Traduzione a cura di LeoDiCaprio.it