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L’uscita di The Revenant lentamente si avvicina e, specialmente dall’uscita del primo trailer ufficiale,  la stampa internazionale non può fare a meno di parlare di quello che viene sempre più spesso definito “il prossimo capolavoro di Iñárritu”. Fino ad oggi però, a parte alcune sporadiche dichiarazioni rilasciate qua e là, Leonardo non aveva mai detto la sua sul film. Qui di seguito tradotta per voi trovate la prima intervista tutta dedicata a The Revenant, pubblicata poche ore fa da Entertainment Weekly, insieme ad una nuova foto promozionale del film. Buona lettura!

Come descriveresti lo stile di Iñárritu?

Alejando è tosto e non ha paura di niente. È una forza creativa che combatte per ciò che intende vedere sullo schermo e lavora senza sosta finché il risultato non rispecchia quella che è la sua visione. Per The Revenant ha voluto creare una realtà virtuale sovversiva, ha descritto il viaggio esistenziale di Hugh Glass con approccio simile a quello di un documentario. Fa molto affidamento sulla fase di prove e lavora sempre a stretto contatto con Emmanuel Lubezki.

Qual è stata la tua prima impressione di Alejandro?

Avevo sentito parlare di The Revenant, si parlava molto del copione considerato particolarmente difficile da mettere in pratica perché prevedeva riprese in location estremamente complicate. Ma dal primo istante in cui ho incontrato Alejandro ho capito subito che aveva una visione molto specifica rispetto a quello che avrebbe dovuto essere l’aspetto del film e le sensazione che avrebbe dovuto trasmettere. Sapeva esattamente in che modo avrebbe catturato il realismo di questo mondo. Sapevo che sarebbe stato il partner perfetto per questo viaggio estremamente complicato.

Conoscevi già alcuni suoi film che ti hanno spinto a lavorare con lui?

Sono un grande fan di Babel. Si vede che fa del suo meglio per portare la realtà sullo schermo. Dopo la prima lettura, sapevo che questo film avrebbe richiesto tanto tempo e tanta dedizione. Alla fine quello che mi ha convinto è stata la grande passione di Alejandro. Era incredibilmente determinato a fare qualcosa di straordinariamente unico.

Per lavorare nei limiti imposti da Alejandro (luce naturale, riprese esterne, condizioni climatiche estreme) tu hai dovuto fidarti molto di lui e lui di te. Come avete sviluppato questa fiducia?

Ho capito subito che per far sì che Alejandro riuscisse a far funzionare scene così complicate, tutto doveva essere preciso. Tutto il cast ha provato per mesi interi prima delle riprese così che fossimo sicuri di avvicinarci il più possibile a ciò che lui aveva in mente. Quasi ogni giorno ripassavamo le coreografie delle scene e giravamo solo in determinate ore del giorno quando la luce naturale era ottimale.

Che cosa ti ha fatto venir voglia di interpretare Hugh Glass? È stato il personaggio stesso o più la sfida di interpretare un ruolo di questo tipo, molto fisico e con pochi dialoghi?

 

Ero affascinato dal viaggio di Hugh. Un uomo perduto nella natura dopo che ha perso tutto. Ripercorrere quel viaggio emotivo e tuffarmi nelle sue paure con poche parole o interazioni mi affascinava. Ho interpretato molti personaggi che parlavano molto, quindi questo era un tipo di personaggio che volevo davvero esplorare. Dovevo trasmettere emozioni complicate con pochissime parole.

Si è parlato molto delle condizioni di lavoro sul set e Alejandro ha detto di avervi resi “fottutamente miserabili”. Com’è stato?

Sia il cast che la crew hanno lavorato in condizioni molto dure per lunghi periodi di tempo, non si può negare. Abbiamo lavorato tutti duramente e l’abbiamo fatto insieme. Il risultato sarà un film incredibilmente potente e memorabile, e alla fine è per questo che lo facciamo. Sarà una grande opera d’arte.

Può descriverci la tua peggior giornata sul set?

Ci sono stati molti giorni difficili. Troppi per contarli. Ma vedrete tutto sullo schermo. È questo il bello del fare cinema.