Il-L-A-Times-intervista-Leonardo-DiCaprio-30-Gennaio-2014

Il L.A. Times ha pubblicato ieri un’ interessante intervista a Leonardo DiCaprio in cui ripercorre la sua infanzia, i luoghi dove è cresciuto fino a parlare ovviamente di The Wolf of Wall Street. Vi consigliamo di non perderla. Buona lettura!

Guidando verso Silver Lake, per fare visita a suo padre, Leonardo DiCaprio attraversa l’incrocio tra l’Hollywood Boulevard e Western Avenue, il quartiere dove ha trascorso i primi 9 anni della sua vita. Tornando ad allora, DiCaprio ricorda che quando era in macchina mentre stava andando o tornando da scuola, vedeva prostitute con minigonne ad ogni angolo della strada. Nel viale vicino casa, occasionalmente, notava persone fumare crack e farsi di eroina.

“Cerco di dire al mio figlioccio, che vive vicino a quell’area, com’era la situazione allora: c’era un vero e proprio grande ritrovo per la prostituzione all’angolo in fondo alla mia via, crimine e violenza ovunque. Per molti versi era davvero molto simile a Taxi Driver”  aggiunge DiCaprio fumando una sigaretta elettronica “Ma non sono sicuro che lui mi creda.  Il quartiere è totalmente migliorato adesso. Il Waterbed Hotel?” DiCaprio ride “Non credo esista più!”

Andando indietro con la memoria, in un pomeriggio mite nonostante sia inverno, DiCaprio racconta della sua attrazione da sempre per il mondo del lusso e dell’eccesso, argomenti esplorati dall’attore con un’energia maniacale e un’ irriverenza senza freni in The Wolf of Wall Street, la sua 5° collaborazione con il regista Martin Scorsese. Il film, nominato a 5 premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista per DiCaprio, mostra sia il delirio che gli scandali attraverso l’esuberante e aggressiva descrizione della depravazione finanziaria del broker Jordan Belfort e del suo gruppo, sempre pronto a fare baldoria alla Stratton Oakmont, la sua società di brokeraggio.

Alcune delle critiche più aspre incolpano il film di focalizzarsi troppo sugli eccessi del Lupo di Wall Street e di esaltarli. DiCaprio si è dato parecchio da fare per difendere il film e spiegare l’intento della pellicola, dopo la sua uscita al cinema il giorno di Natale, anche in questa intervista al Times. Alcuni media infatti, con le loro critiche, non fanno altro che buttare altra benzina sul fuoco, visto che qualcuno si è chiesto se sia giusto che una star di Hollywood come DiCaprio, sicuramente benestante, prenda in esame il problema della disparità di reddito in America.

“Chi sono io per parlare di questo?” esclama DiCaprio aprendo la seconda bottiglia di Coca-Cola e scaldandosi per l’argomento. “Dovrebbero tornare nel mio quartiere. Tutto dipende dal fatto che io sono cresciuto davvero nella povertà e nonostante questo ho potuto vedere personalmente  l’altra faccia della medaglia”.

Questo è successo quando DiCaprio vinse una borsa di studio per l’University Elementary School (adesso conosciuta come UCLA Lab School). Ogni giorno, la mamma di DiCaprio, guidava per 10 miglia per portarlo a Westwood: un breve viaggio attraverso un grande abisso economico e culturale.

“Era come il Paradiso Terrestre” ricorda “C’era un parco e i bambini giocavano al sole e tutto era multiculturale, tutto era tranquillo, ogni religione, razza e mentalità erano rispettate allo stesso modo. Se io andavo a giocare dai miei amici, dovevo andare a Beverly Hills e andando nei loro cortili c’erano le cascate! Voglio dire, una cascata! Nel cortile? Ma che …..!! Quando sono tornato nel sistema della scuola pubblica” continua DiCaprio “è stato come <BOOM> questa è la realtà! Il giorno in cui sono arrivato sono rimasto scioccato perché io avevo la mentalità” e qui il trentanovenne attore fa una voce gioiosa, molto hippy “secondo cui tutti potevano vivere armoniosamente con gli altri” DiCaprio sorride “Questo è il motivo per tutto quello che è successo poi nella mia vita. Quando avevo 15 anni, ho detto a mia mamma ‘Voglio diventare un attore, per piacere portami ai provini’ Tutto perché io volevo uscire dal sistema della scuola pubblica”.

DiCaprio attribuisce il suo successo gran parte al tempismo, dicendo che non avremmo potuto avere questa conversazione oggi se Rober DeNiro non lo avesse preso ai provini di Voglia di ricominciare nel 1992 tra altri centinaia di altri giovani attori. Ma fin dall’inizio si è sempre focalizzato sul risultato finale, optando più per le sfide che per il compenso. (Infatti dopo Voglia di ricominciare, mentre era ancora un adolescente, scelse Buon Compleanno Mr. Grape per il quale ottenne la sua prima nomination all’Oscar, rifiutando la commedia per ragazzi e di sicuro più di tendenza Hocus Pocus). E mentre cresceva diventando un giovane uomo a favore della telecamera, DiCaprio spiega che non è mai caduto nel vizio delle droghe, rinforzando l’opinione che, per citare le parole di un suo caro amico di vecchia data Kevin Connolly, DiCaprio è “assolutamente un ragazzo normale”

“Non ne ho mai fatto uso” dice con enfasi DiCaprio parlando delle droghe “Questo perché io ci ho avuto a che fare fin da quando avevo 3, 4 anni. Così Hollywood per me è stata come una passeggiata nel parco. Io andavo ai party e si, mentre ero lì avevo la tentazione. Hollywood è veramente un luogo pericoloso in cui gli artisti arrivano ed essenzialmente dicono di volerne fare parte. È una posizione incredibilmente vulnerabile quella dell’attore, ricevi critiche in giovane età quando ancora stai cercando di esprimere te stesso. Abbiamo visto molte persone cadere vittima di questo ed è molto spiacevole.”

DiCaprio, spiega, ha deciso di raccontare questi aneddoti, non per rifilare le stesse menate sulle proprie origini o per cambiare l’opinione che può avere  qualcuno su di lui, che ritiene “una grande perdita di tempo”. Dalle nostre innumerevoli conversazioni, potete anche avvertire in lui una certa stanchezza nel convincere gli oppositori che The Wolf of Wall Street non è stato realizzato per celebrare l’avidità e la dissolutezza. Forse la riluttanza nel tenersi fuori dalle questioni può essere attribuita all’influenza di Scorsese.

È successo più di una volta negli anni che DiCaprio abbia chiesto al regista se non fosse il caso di rendere una particolare scena più chiara al pubblico. In The Wolf of Wall Street è successo durante la pazza scena del Quaalude quando il personaggio di Jonah Hill rischia di soffocare per un pezzo di prosciutto, e per un breve momento, DiCaprio-Belfort considera che non c’è niente da fare per salvarlo.

“Io sono sempre stato un po’ del tipo ‘Facciamo in modo che le persone capiscano veramente la situazione’ e Marty mi ha detto ‘No ragazzo, noi non abbiamo bisogno di una voce fuori campo in questa scena. Lascia che il pubblico la guardi semplicemente’ ” dice DiCaprio “E quella per me è stata una grande lezione da parte sua. Tu cerchi sempre di fornire al pubblico l’unica, definitiva risposta, ma è molto più soddisfacente se lasci che le persone ci arrivino da sole e traggano le loro conclusioni al riguardo. Questo non significa che la risposta non c’è in questo caso. Solo che non è così scontata”.

In altre parole: ricordate l’inquadratura finale in The Wolf of Wall Street quando la camera riprende un mare di persone che stanno aspettando impazienti che Belfort riveli i segreti del suo successo?

Non siate come loro.

Intervista di Glenn Whipp, traduzione a cura di LeoDiCaprio.it