Il numero di Aprile della rivista L’Uomo Vogue dedica un articolo a Leonardo elogiando il suo operato nel campo ambientale. A seguire la scansione e l’articolo completo.

Nonostante tre film girati uno dietro l’altro (Django Unchained, Il grande Gatsby e The wolf of Wall Street), praticamente una rottura epocale delle sue abitudini (basti pensare all’anno e mezzo trascorso tra Inception e J. Edgar), Leonardo DiCaprio non è venuto meno al suo impegno ambientalista.

A febbraio ha lanciato la petizione globale per salvare gli elefanti Hands off my parts, sollecitando il governo tailandese a colmare le lacune legislative che hanno trasformato il paese nel più grande mercato d’avorio non regolamentato del mondo, grazie a una scappatoia legale per cui l’avorio africano dei bracconieri viene spacciato come avorio degli elefanti indiani stanziati in Tailandia. La petizione, diffusa sul suo sito e via Wwf e Avaaz, ha raggiunto 1 milione e mezzo di firme, e ha contribuito all’impegno, preso all’inizio di marzo dal governo, di bloccare il commercio nel paese.

Sul suo sito i pledges sono molteplici, dalla petizione per bandire il commercio delle pinne di squalo (causa della morte di 73 milioni di esemplari l’anno) alla campagna Save tigers now, sempre in collaborazione con il Wwf, forse quella per cui si è speso maggiormente in termini personali, accompagnando squadre antibracconaggio in Nepal e Bhutan, e partecipando nel novembre 2010 al primo vertice a San Pietroburgo tra capi di governo e istituzioni per formulare un piano internazionale per la conservazione della specie a rischio estinzione in 12 anni (oggi sono 3.200 gli esemplari in libertà, contro i 100mila del secolo scorso). L’obiettivo del Wwf è raccogliere 20 milioni di dollari (cui l’attore ha contribuito personalmente con un milione) per raddoppiare il numero degli animali in libertà entro il 2022, il prossimo anno della Tigre secondo il calendario cinese.

Nel ’98 ha dato vita alla propria fondazione, dedicata alla protezione della natura e alla preservazione di foreste e oceani, con un interesse particolare per temi sensibili come l’accesso all’acqua, il pronto intervento in situazioni di disastro ambientale e il cambiamento climatico. Ed è noto il suo impegno nel campo delle energie rinnovabili, lui che è stato tra i primi a Hollywood (insieme a Brad Pitt) a utilizzare un’auto elettrica e che è un azionista della Fisker Automotive, produttrice di macchine elettriche di lusso “responsabili”, che non si limitano a minimizzare consumi ed emissioni, ma il cui intero processo produttivo è stato studiato per avere il minor impatto ambientale possibile, mentre l’auto in sé ha interni di legno di recupero e animal-free, ed è verniciata con uno smalto di particelle di vetro riciclato.

Insieme al presidente islandese Grímsson e a Mohamed Nasheed (l’ex presidente delle Maldive che, prima del colpo di stato del febbraio 2012, aveva avviato il processo di trasformazione del paese nella prima nazione a “emissioni zero” entro il 2020), è anche nella giuria dello Zayed Future Energy Prize, che premia ogni anno con 4 milioni di dollari la proposta più innovativa in termini di risposta globale sul futuro dell’energia.

L’attore, nonostante abbia infranto tutte le regole per rendersi bankable (niente franchises, niente commedie romantiche, nessun action movie tradizionale), è diverso dagli altri anche da testimonial. Brand ambassador Tag Heuer, devolve le royalties dell’orologio con il suo nome a Green Cross International e al Natural Resources Defence Council. E se nel 2007 con il documentario (da lui scritto, prodotto e narrato) The eleventh hour ha sensibilizzato l’opinione pubblica sui temi ambientalisti e con il suo mercenario (candidato all’Oscar) Blood diamond ha reso noto al grande pubblico l’orrore sottostante al traffico di diamanti in Sierra Leone, pare che adesso stia pensando di produrre, con Tom Hardy e Tobey Maguire, un film alla Traffic sull’intera filiera legata alla tratta illegale di animali selvatici, dal bracconaggio in Congo a certe Maison dell’alta moda parigina.