keegan1Negli ultimi mesi, il mondo ha dovuto aprire gli occhi di fronte alle scomode verità rivelate da Cowspiracy, il documentario diretto da Keegan Kuhn e Kip Andersen e prodotto da Leonardo DiCaprio. Il film svela gli orribili segreti dell’industria dell’allevamento animale e mostra come le più grandi organizzazioni ambientali siano terrorizzate alla sola idea di citare l’argomento.

Kuhn e Andersen dimostrano come l’allevamento sia la causa principale della deforestazione, del consumo d’acqua e dell’inquinamento, della distruzione delle foreste amazzoniche, dell’estinzione di numerose specie, della distruzione del terreno, della creazione delle cosiddette “zone morte” degli oceani e praticamente ogni altro problema che affligge il nostro pianeta dal punto di vista ambientale. Nonostante questo, nessuno fa niente.

Durante una speciale anteprima del film svoltasi ad Ancona ieri (5 Ottobre) abbiamo incontrato il regista Keegan Kuhn che ci ha parlato di Cowspiracy e del coinvolgimento di Leonardo in qualità di produttore esecutivo.

Cowspiracy presenta l’eliminazione dell’industria dell’allevamento come la soluzione per raggiungere la sostenibilità globale. Tuttavia, la scomparsa degli allevamenti porterebbe sicuramente ad un elevato tasso di disoccupazione. Avete pensato a questo aspetto? 

È vero, l’industria dell’allevamento impiega milioni di persone in tutto il mondo, ma la realtà è che ormai anche la tecnologia è parte integrante della nostra vita. E noi non siamo contro il progresso tecnologico. Credo che ad un certo punto proprio la tecnologia permetterà uno spostamento e la gente che ora lavora negli allevamenti si muoverà verso nuovi impieghi. Gli faremo spazio.

Negli Stati Uniti quando la schiavitù venne abolita, i proprietari delle piantagioni erano preoccupati, si chiedevano che cosa sarebbe accaduto a loro e alle loro proprietà. In questi casi dobbiamo pensare agli interessi della collettività, non solo a quelli di un gruppo ristretto.

Con questo non voglio dire che non dovrebbe importarci niente della gente che lavora negli allevamenti, ma alla fine è la stessa cosa con molti altri settori. Anche i combustibili fossili danno lavoro ad un sacco di gente, ma rimuoverli farebbe solo bene al nostro pianeta.

Credi sia davvero possibile cambiare le abitudini delle persone?

Vedo Cowspiracy stesso come uno strumento per farlo, e vogliamo che la gente lo condivida. Andate sul nostro sito, cowspiracy.com, scaricate il film, comprate il DVD. A breve potrete anche guardarlo in streaming su Netflix. Cowspiracy è prima di tutto una campagna di informazione, e prima di iniziare una campagna politica la gente di tutto il mondo deve essere informata. Se tutti quelli che saranno toccati dal nostro messaggio lo diffonderanno con più persone possibili, la campagna politica potrebbe diventare possibile.

Avete mostrato questo documentario nelle scuole Americane?

ll film è stato proiettato praticamente in ogni principale Università negli Stati Uniti e stiamo attualmente lavorando ad una versione ridotta del film, di 50 minuti, da utilizzare nelle scuole elementari. Abbiamo fatto anche tradurre il film in 20 lingue perché crediamo che la gente di tutto il mondo debba vederlo. Inoltre, per quanto riguarda le scuole, condividere le informazioni con i bambini è importante, sì, ma dobbiamo ricordarci che i bambini di solito non scelgono cosa mangiare, quindi dobbiamo prima di tutti informare i loro genitori.

Il film mostra come le grandi organizzazioni come Greenpeace, Oceana e molte altre si rifiutino di trattare il problema dell’allevamento. C’è almeno un’organizzazione che invece fa qualcosa a riguardo?

Il Centro per la Diversità Biologica ha di recente lanciato una campagna chiamata “Take extinction off your plate” (“Togli l’estinzione dal tuo piatto”) che invita le persone a mangiare meno carne o addirittura eliminare ogni alimento di origine animale. Dal lancio della campagna hanno ricevuto molte più donazioni, il che dovrebbe essere un buon esempio per organizzazioni più grandi come Greenpeace.

Com’è stato accolto il film negli Stati Uniti?

Abbiamo pubblicato il film lo scorso anno e Beef Magazine, una delle riviste principali del settore, ha pubblicato un articolo intitolato “perché agli allevatori dovrebbe interessare il documentario Cowspiracy“. Altre riviste hanno parlato del film ma se sono intelligenti lo ignoreranno, perché parlarne significherebbe attirare più attenzione sull’argomento.

Generalmente il film è stato accolto molto positivamente, centinaia di migliaia di persone lo hanno visto e nelle ultime due settimane più di diecimila persone di sono iscritte alla nostra sfida “30 giorni da vegano” sul nostro sito. Abbiamo anche chiuso un accordo con Netflix.

Inoltre, come saprete, lo scorso anno il film è stato visto da Leonardo DiCaprio che ci ha contattati e ha deciso di essere parte del progetto in qualità di produttore esecutivo. Insieme abbiamo creato una nuova versione del documentario che sarà presto disponibile su Netflix.

Il film dimostra svariate e gravi mancanze da parte di Oceana, di cui Leonardo (e il nostro Fanclub) è grande sostenitore. Come ha reagito rispetto a questo?

La Leonardo DiCaprio Foundation dona decine di milioni di dollari ogni anno ad organizzazioni ambientali come Oceana e diverse delle altre fondazioni che si vedono nel film. Credo che sia esattamente questo il motivo per cui Leonardo abbia deciso di supportare il progetto, perché vuole che queste organizzazioni utilizzino quei soldi per occuparsi di veri problemi.

Inoltre, credo che in generale queste organizzazioni facciano un buon lavoro, ma il problema è che non affrontano l’argomento più importante di tutti: l’allevamento. Quindi penso che il fatto che Leonardo supporti quello che facciano, non significa che supporti le loro mancanze, quello che non fanno.

Parlare di questo argomento è molto rischioso. Il film stesso mostra svariati esempi di persone che sono state brutalmente uccise dopo aver parlato “troppo”. Voi non siete preoccupati? 

Lo siamo, eccome, anche perchè negli Stati Uniti ci vuole molto meno di questo a mandarti dritto in prigione. Si tratta di un aspetto che prendiamo molto seriamente. Ma il pianeta viene prima.