Ieri vi avevamo mostrato in anteprima la meravigliosa cover di Esquire US di Maggio di cui Leonardo è il protagonista. Oggi vi mostriamo tutte le foto del servizio fotografico di Max Vadukul per Esquire, cliccate sulle anteprima qui sotto per accedere all’album completo con ben 16 foto in ottima qualità…ma prima fate un bel respiro perchè di foto così belle non ne vedevamo da un bel po’! Inoltre abbiamo tradotto per voi l’anteprima dell’intervista disponibile da questa mattina sul sito di Esquire, buona lettura!

C’è questo ragazzo seduto in una stanza, che parla di come si sente comodo, mentre si fa scrocchiare il collo. Il fatto è, che scrocchia il collo nel momento esatto in cui sta parlando di quanto è a proprio agio. Così fa un piccolo discorso a proposito di quello che lui pensa sul “benessere”. Ecco cosa dice:

“Più di recente, negli ultimi anni, mi sento più a mio agio di quanto non mi sia mai sentito. Un giorno ti svegli, pensi alla gente che giudica quello che fai, e pensi ‘Se non gli piace, che si f*****o!’ È un po’ un rassegnarsi alla vita in un certo senso. Insomma, sono decisamente un adulto ormai, non devo più impressionare nessuno. Devo solo pormi alcune domande: cosa voglio fare? cos’è che mi rende davvero felice? Ho imparato bene cos’è che dovrei fare, e ora che mi trovo sul punto di doverlo veramente fare mi chiedo…cosa voglio fare?

Si scrocchia il collo, ancora, quasi come se quel “crack” fungesse da punteggiatura.

Ed è veramente forte.

È seduto su una sedia, nella’immensa e vuota sala conferenze di un grande albergo di lusso. È stato seduto su quella sedia un paio d’ore. Rilassato, con le gambe accavallate e lo scollo a V della sua T-Shirt per niente allineato con la camicia blu e nera che indossa sotto. È uno di quei ragazzi che devono investire un sacco di energia per essere sempre formali, e mentre deve parlare punta i piedi al pavimento e le mani sulle ginocchia, quasi lottasse contro se stesso come Sansone in catene. Inizia a parlare e si gira verso la sua spalla destra, a 45 gradi. Una vena blu si mostra nel suo collo sorprendentemente possente.

Crack.

E quando dice “Domanda interessante: Cosa voglio fare?” gira il mento verso la spalla sinistra.

Crack.

Ogni crack è abbastanza forte da essere registrato sul nastro.

Ora, visto che il ragazzo in questione è un attore, immaginate se scrocchiasse il collo in questo modo in un film dove magari deve fare un discorso sulla felicità. Immaginate che lui sia seduto in una grande stanza vuota, immaginate il tappeto giallo sotto i suoi piedi e il polveroso grigio lampadario che è appeso sopra la sua testa. Immaginate ancora una cosa: che lui stia indossando un simpatico cappellino d’autista e che stia fumando una sigaretta elettronica, anche se proprio perché è una sigaretta elettronica non c’è combustione e niente brucia realmente.

Lo scrocchiare del collo potrebbe significare qualcosa, giusto?

In un film, sarebbe un’azione ben precisa, uno potrebbe dire. Potrebbe caratterizzare un personaggio. Se lo sceneggiatore lo ha introdotto nella sceneggiatura, significa che serve alla storia. Si potrebbe scrocchiare il collo per aggiungere tensione alla scena, per comunicare pericolo. Una cosa è certa: nessun attore si scrocchierebbe il collo in quel modo in un film per nessuna ragione al mondo. Ma è questo il punto: Leonardo DiCaprio non è un film. È solo se stesso. Lo scrocchiare del collo non è un gesto significativo, un qualcosa che non si dovrebbe nemmeno notare e che quando diventa argomento di conversazione suona quasi ridicolo:

“Hai appena scrocchiato il collo.”

“L’ho fatto.”

“È stato un bel crack.”

“Sì è stato abbastanza forte.”

E così lo scrocchiare del collo diventa la misura della differenza tra le due vite che Leonardo DiCaprio conduce:

Nel buio della sala cinematografica, vorrebbe dire tutto. Alla luce del giorno, non significa un bel niente…

Traduzione a cura di LeoDiCaprio.it