Dopo l’annuncio del lancio della sezione blog di LeoDiCaprio.it, siamo felici di partire con il primo articolo, un pezzo scritto dalla nostra lettrice – e ora blogger – Teresa. Buona lettura!

Solo di recente il nome di Leonardo ha cominciato a farsi spazio e ad assumere un volume piuttosto importante all’interno del mondo del cinema. Ai tempi del colossal Titanic era considerato dalla maggior parte delle persone un attore che aveva ottenuto la sua carriera grazie alla bellezza esteriore e probabilmente in tanti ancora la pensano così. Io però sono convinta che abbia dato modo di dimostrare, sin dai primi film, di essersi guadagnato un posto ad Hollywood e la collaborazione con molti grandi registi (quali, in primis, Martin Scorsese) grazie alle sue notevoli capacità recitative, evidenti anche in pellicole di vecchia data, passate purtroppo inosservate. Ricordo che guardando alcuni suoi film, anche in cui era davvero giovanissimo, ho sentito i brividi per l’emozione, una sensazione indescrivibile che soltanto la magia del cinema è in grado di donarci.

basketball-diariesSinceramente, non sono mai stata una di quelle persone sensibili che piange anche guardando Bambi. Faccio fatica a immedesimarmi così tanto da arrivare a percepire le emozioni di una storia che sto osservando dall’esterno, come se invece ne fossi all’interno; per questo motivo mi piace DiCaprio come attore, proprio perché con i suoi film, a differenza che con gli altri, le emozioni arrivano a fiumi, senza alcuno sforzo.

In questo articolo mi piacerebbe parlare della prima scena che mi ha veramente toccato, vuoi per l’interpretazione del tutto realistica, per il contesto abbastanza tragico, oppure in generale per ciò che cerca di comunicare. Vorrei provare a descrivere quello che accade sullo schermo e parallelamente quello che è accaduto dentro di me mentre lo guardavo, poiché a mio avviso sono due elementi che soltanto in comunione riescono a rendere un film davvero speciale.

Il film si chiama Basketball Diaries – Ritorno dal nulla e racconta la storia di Jim Carroll, scrittore e cantante newyorkese, durante il periodo della sua tossicodipendenza. Jim ha 16 anni quando lascia sua madre e la sua casa per darsi completamente all’eroina tra i bassifondi di New York. La situazione però nel corso del tempo degenera, fin tanto che Jim si ritrova costretto a tornare dalla madre, nella speranza di ottenere un aiuto economico. Quando bussa alla porta, lei mantenendo la lucidità e non abbandonandosi alle emozioni, chiude il chiavistello in modo che Jim riesca a parlarle, tuttavia attraverso la fessura. Inizialmente il ragazzo è gentile e cortese, le chiede di tenergli la mano e prestargli un po’ di soldi, quando invece si accorge che lei non è disposta a cedere e non gli darà ciò che vuole, seppur per il suo bene, si innervosisce ed inizia ad insultarla nell’evidente tentativo di farla sentire una cattiva persona. Si comporta come un bambino, imprigionato nel corpo di un sedicenne disperato. Non cattivo, disperato. La madre però tiene duro, anche se con grande fatica, e dopo avere chiuso la porta, chiama la polizia, in lacrime. Potrebbe apparire come un “colpo basso” da parte sua, tuttavia è evidente che anche lei è disperata quanto il figlio e cerca solo di fare ciò che è meglio per lui: e la droga di certo non rappresenta la giusta via.

A questo punto non si può far altro che provare compassione, sia per Jim che per sua madre, e rendersi conto che non ci sono buoni o cattivi in questa storia: soltanto il tentativo di stare bene. E ho sentito il “latte alle ginocchia” ascoltando le promesse di Jim alla madre. “Farò il bravo” ripete più volte e ne sembra davvero convinto, anche se una parte di lui probabilmente sa quanto la madre che non sarà così.

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Ripensando a questa scena, nella mia mente si dipingono una miriade di immagini e si scrivono una miriade di parole. Momenti del film, ma non solo, anche ricordi delle persone con cui l’ho guardato, commenti, emozioni. Se ciò che vediamo è piatto e non ci travolge, saremo in grado di definire una pellicola o una determinata scena al massimo “carina”, senza però averne compreso nulla, e dopo due giorni l’avremo già dimenticata. Le emozioni invece restano e sarete sicuri che un film vi abbia toccato sul serio nel momento in cui, ripensandoci, tutte le sensazioni che avete provato durante la visione riaffioreranno.

Articolo a cura di Teresa Ruffato per LeoDiCaprio.it