jdgar1

Pare proprio che in questi giorni i fan di Leonardo DiCaprio abbiano diversi motivi per tornare a parlare di J.Edgar: stando a quanto riportato dal sito Deadline.com sembra infatti prossimo il ritorno di Leonardo sul set con Clint Eastwood per American Nightmare: The Ballad of Richard Jewell. Anche noi abbiamo deciso di fare un piccolo salto indietro nel tempo fino al 2001 per puntare i riflettori su Armie Hammer, che nel biopic su J. Edgar Hoover ha interpretato Clyde Tolson. L’attore tornerà prossimamente sul grande schermo con Mine, un film diretto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Fabio Guaglione che ci ha parlato di questo nuovo e ambizioso progetto di firma Italiana e ci ha raccontato l’evoluzione professionale di Armie Hammer, condividendo con noi anche alcune considerazioni sull’esperienza dell’attore in J.Edgar. Non possiamo che augurarvi buona lettura!

img3

Short film, spot tv, documentari, videoclip musicali…. e poi Mine. In che modo il cinema è entrato a far parte della tua vita?

Beh, penso che in realtà ne abbia fatto sempre parte, sin da quando ero piccolo. Ho praticamente consumato le VHS di Ritorno al Futuro, Ghostbusters e Grosso Guaio a Chinatown. E fin da bambino facevo caso alle inquadrature usate, alle tecniche di narrazione. Guardavo a ripetizione i film sia perché mi piacevano, sia perché volevo vivisezionarli.

Stessa cosa per il mio socio, Fabio Resinaro. Ho addirittura visto un filmato 8 mm di quando era bambino, in cui, affascinato dalla cinepresa, cerca di appropriarsene.

Ora le cose sono diverse perché siamo dall’altra parte della barricata; i film li vediamo ma li facciamo anche. O perlomeno abbiamo cominciato. Siamo arrivati a questo primo piccolo traguardo dopo quasi 15 anni di lavoro ininterrotto.

Quant’è difficile al giorno d’oggi per un regista emergente farsi strada in questo mondo?

È sempre molto difficile, ma sicuramente la tecnologia avvantaggia. Oggigiorno è possibile, aguzzando l’ingegno, realizzare fillm competitivi con costi molto contenuti. Oppure ancora sfruttare gli infiniti meccanismi di marketing che la rete offre per farsi notare.

L’unico modo di farsi notare davvero è quello di creare qualcosa di unico, che sul mercato ancora non esiste, e di cui ci sia bisogno.

Altrimenti ci si può limitare “solo” ad essere molto bravi, ma la strada è più lunga. Al giorno d’oggi è importante essere buoni manager di sé stessi. Bisogna sempre lavorare a qualcosa che appassioni e al contempo muoversi come in un gigantesco gioco di ruolo.

Parlaci del tuo primo incontro con Armie…

Ci siamo incontrati per la prima volta nella sede della Safran Company, a Los Angeles. Devo dire che prima dell’incontro, eravamo un po’ scettici. Armie aveva spesso recitato in parti molto brillanti, in cui era fisicamente molto bello e con un attitude sempre molto comedy. Ovvero, era molto diverso dal protagonista della nostra sceneggiatura. Ma dopo la nostra prima chiacchierata, tutto è cambiato. Abbiamo capito che di fronte a noi c’era un ragazzo intelligentissimo, dal talento poliedrico e disposto a tutto pur di lavorare al nostro progetto. Si è posto in maniera entusiastica e umile di fronte a “Mine”, ed era talmente innamorato della sceneggiatura che nessun sacrificio o metamorfosi l’avrebbe spaventato. Abbiamo iniziato a pensare “è molto diverso dal tipo di attore che avevamo in mente…ma se riusciamo a fare funzionare lui, tutto diventerà ancora più interessante…” E così è stato.

Nota buffa: Armie è riuscito a farmi provare una sensazione nuova nella vita. Mi ha fatto sentire per la prima volta…basso.

img1

“Ad un passo dalla morte, ad un passo dalla vita”, così citava il poster di Mine diffuso a Cannes lo scorso anno. Come hai affrontato i momenti in cui eravate ad un passo… dalle riprese?

Non lo scorderò mai. Essendo Mine un film indipendente, il budget non era sicuro fino all’ultimo. Abbiamo passato mesi in una sorta di limbo in cui dovevamo preparare il film pur accettando l’eventualità che non si facesse. Ed in tutto questo mi sono distorto una caviglia perdendo due legamenti. Per cui sono stato costretto a stare immobile su un letto per un mese. Ogni giorno cercavo di lavorare via email e di non farmi assalire dalle paure, tipo: e se alla fine non troviamo i soldi e Mine diventa un altro progetto che salta all’ultimo momento? E se bisogna partire e io non posso camminare? E altre cose di questo tipo. Ma quando stai immobile tutto il giorno hai un sacco di tempo per pensare.. e ho realizzato che Mine parla di un uomo che deve affrontare le sue paure. Quindi sarebbe stato un controsenso approcciarsi al progetto pieno di paure… l’universo non avrebbe gradito. Lo stesso universo che mi aveva messo ironicamente in quella condizione così simbolica: avrei dovuto riconquistare la possibilità di compiere “il passo”… Quello è stato un punto di svolta, ho smesso di aver paura e mi sono buttato nel progetto a cuor leggero. Tutto ha cominciato a smuoversi, fino a quando sono dovuto partire per i sopralluoghi in Spagna…con le stampelle.

La preparazione del film è avvenuta negli uffici di Barcellona, ma abbiamo avuto un team fantastico e ci siamo sentiti supportati in ogni momento della lavorazione, un’esperienza meravigliosa.

img5Diverse volte nei tuoi articoli hai fatto riferimento ad un personaggio femminile. Possiamo aspettarci che Annabelle Wallis interpreterà un personaggio di particolare importanza per Mike Stevens (Armie)?

Assolutamente e ovviamente sì.

I pochi scatti trapelati dal set di Mine sono stati sufficienti per darci un’idea della complessità di girare un film in location come quelle che avete scelto, prima di tutto sicuramente per via del caldo estremo. Tuttavia, è facile immaginare che la temperatura elevata non sia stata l’unica sfida che avete dovuto affrontare sul set. Quali sono state le difficoltà maggiori che avete riscontrato durante le riprese?

Quando si affronta un film dalle ambizioni così grandi e dal budget contenuto, ogni obiettivo diventa una sfida. Oltre al caldo (non estremo comunque, le isole Canarie sono famose per il loro vento) , uno dei grossi problemi è stata la logistica: ogni giorno dovevamo fare avanti e indietro dalla location, utilizzando veicoli speciali, trasportando attrezzature e al contempo facendo attenzione alle norme di legge, in quanto il posto in cui abbiamo girato è un’area protetta…

In questo genere di film sulle spalle dell’attore principale grava un fardello non indifferente. Inoltre, abbiamo capito che lo script è particolarmente intenso e impegnativo. In che modo Armie si è preparato a questa sfida da un punto di vista psicologico ed emotivo?

Armie è un manico della preparazione, quindi ha passato mesi a documentarsi su tutto ciò che riguardava la psicologia ed il complesso trascorso del protagonista. Non vorrei spoilerare niente… ma diciamo che ha letto trattati di psicologia riguardanti uno specifico settore, ha incontrato persone che hanno sofferto gli stessi problemi dell’infanzia di Mike Stevens, psicologi, militari…

Dopodichè abbiamo parlato a lungo su Skype prima di incontrarci di nuovo in Spagna. Abbiamo cercato di creare insieme il personaggio di Mike Stevens. Visti i suoi tratti caratteriali, così diversi dalla personalità di Armie, era necessaria una trasformazione dell’attore che tenesse conto di ogni particolare. Quindi a parte cose più ovvie, come il dimagrimento di qualche chilo, l’aumento di definizione e massa e il taglio di capelli radicale, abbiamo lavorato su una serie di particolari “invisibili” che connettevano il lato psicologico con quello fisico: eccoci quindi a discutere ad esempio ore e ore sul modo di parlare di Armie/Mike. Essendo un personaggio che ha costruito un vero e proprio scudo intorno a sé, Mike tende inconsciamente a contrarre i muscoli addominali e a non rilasciare fiato. E’ una persona in costante stato di contrazione, non espansiva. Praticamente il contrario di Armie! Quindi abbiamo dovuto creare la voce di Mike Stevens. Questa, solo per dirne una.

img2

Parlando di performance particolarmente intense, non possiamo non citare la favolosa interpretazione di Armie in Edgar nei panni di Clyde Tolson, al fianco di Leonardo DiCaprio. Molti sono ancora convinti (anche noi!) che una nomination agli Oscar se la sarebbe davvero meritata, tu che ne pensi?

Non potete chiedermelo, sono di parte! Mi è piaciuto vederlo cimentarsi in qualcosa di diverso dai personaggi tutto d’un pezzo di Lone Ranger, Social Network, Mirror Mirror.. Ma penso che il mondo non abbia ancora visto quali straordinarie doti possegga questo ragazzo. Se saprà scegliersi i film giusti, sono sicuro che farà cose straordinarie. Magari una nomination arriverà per Mine… Pensiamo in grande!

Armie ha così descritto l’esperienza sul set di Edgar: “era come se stessimo girando una serie TV, ma in modo assolutamente perfetto […] l’esperienza epica di girare un film con Clint Eastwood, ma facile come girare una serie TV”. Quanto incide, secondo te, la differenza (specialmente di budget) tra un blockbuster Americano e un film indipendente sulla performance di un attore e le situazioni che egli si trova ad affrontare durante le riprese?

Moltissimo, i blockbuster americani tendono a essere spersonalizzanti. Armie ha deciso di lavorare a Mine anche e soprattutto per la possibilità di .. .recitare. Sembra una cosa scontata ma spesso in un blockbuster un attore vede spezzettata la sua scena in 40 inquadrature che durano 3 secondi l’una, in cui tutti sono molto attenti a fotografia, effetti speciali, e chi più ne ha più ne metta, badando relativamente alla performance dell’attore. Mine è quasi un one-man-show, in cui l’attore protagonista doveva attraversare un range complesso di sentimenti da trasferire al pubblico e in cui si sarebbe trovato a reggere il film sulle sue spalle, da solo, per la maggioranza dei minuti. Questa è la sfida che ha attratto Armie.

Inoltre, non ho ancora lavorato ad un blockbuster, quindi non so dirti la differenza, ma so di per certo che un set indie diventa come una sorta di famiglia, l’esperienza diventa più intensa, e l’attore viene supportato da tutti quanti in maniera completa, non solamente e meramente tecnica.

jedgar3

Da blockbuster Americani a Mine: secondo te che cosa rappresenta questo film nella carriera di Armie?

Sicuramente rappresenta una scelta coraggiosa, in cui può veramente mostrare cosa è capace di fare. Per il resto, non voglio sbilanciarmi troppo, ma diciamo che penso nella sua carriera ci sarà un Prima e un Dopo Mine.

Grazie agli articoli che hai condiviso su BestMovie prima delle riprese, noi lettori siamo riusciti a vivere con te alcune delle difficoltà e delle paure che lavorare ad un progetto simile può comportare. Qual è la più grande lezione che hai tratto da questa esperienza?

Non aver paura, mai. Imparare a danzare con gli imprevisti che arrivano sulla tua strada, tutti hanno un senso e tutti hanno una funzione nel tuo percorso.

Questi sono i frasoni a effetto…in realtà la cosa più difficile che ho imparato è una gestione costante degli imprevisti che accadono ogni ora e che hanno ripercussioni sulle settimane successive… Ma tale gestione è impossibile senza aver imparato le lezioni di cui sopra.

Dovremo attendere ancora tanto per vedere un primo teaser trailer del film?

Se non mi incontrate per strada con il mio iPad , temo di sì…

The Man From U.N.C.L.E. sarà il terzo di una serie di film che hanno visto Armie come un personaggio chiave della storia, ma sempre in qualche modo offuscato dal grande nome della sua co-star: prima Leonardo DiCaprio, poi Johnny Depp ed ora Henry Cavill. Credi che uno dei motivi per cui Armie ha accettato di essere coinvolto possa essere proprio la possibilità di dimostrare di potersi caricare il peso di un film sulle proprie spalle?

Assolutamente sì. In un certo senso questo film aveva bisogno di lui, come lui di questo film. Certo è che è stato un lavoro molto stressante, Armie era sempre al centro di tutto. Ma lui non ce l’ha mai fatto pesare. Anzi.

Hai recentemente rivelato sulla tua Pagina Facebook che un’anteprima top secret del film è stata mostrata ai distributori Internazionali in occasione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Che tipo di riscontri avete ricevuto?

No, magari! Mentre vi scrivo siamo in montaggio… E’ stata mostrato un promo interno di qualche minuto realizzato appositamente per i distributori internazionali. Abbiamo sicuramente fatto puntare qualche faro sul film… Ora sta a noi completarlo con una postproduzione degna delle bellissime immagini che abbiamo girato in Spagna.

Riusciremo a vedere il film al cinema entro la fine del prossimo anno? Ma soprattutto, riusciremo a vedere Armie in Italia per la promozione del film?

Dipenderà dalle date che sceglieranno i distributori, ma penso di sì. Ho girato la tua domanda ad Armie e mi ha risposto “You bet your ass I will.”